Pubblicato da: giulyg78 | 27 dicembre 2015

Il racconto del Vajont

il-racconto-del-vajontPotente. Travolgente. Inaspettato. Tutto questo è stato il disastro del Vajont. Una cronaca di una “morte annunciata”: la costruzione di un’imponente opera ingegneristica, capolavoro di tecnologia e perizia, ma disastro umano di presunzione. Il nome Vajont lo sentìi la prima volta alle elementari, nei racconti della mia maestra, originaria del Veneto, cresciuta in un paesino nella provincia di Treviso, in mezzo alle Dolomiti. I suoi erano racconti di montanari, echi di storie antiche come le rocce, di malghe, di passi, di gole profonde, crepacci e scalate. E quel nome è rimasto lì. Pochi anni fa, in concomitanza del 50° anniversario del disastro, quel nome è tornato prepotente, a farsi largo nella mia memoria. Marco Paolini ha ridato voce a quelle memorie. Nel suo stile asciutto e crudo. Aspro come le montagne. Un libro da leggere e da vedere: come consiglia l’autore, si dovrebbe andare a metterci i piedi su quella terra, e guardare, ascoltare. In umile silenzio.

“Una volta nella vita vai a ficcare i piedi là sopra… E poi ritornaci… Prova a fartene una ragione… Ma senza fermarti alla diga, perché non si capisce niente alla diga. Vai avanti fino ai paesi. Poi girati indietro, ficcaci i piedi sopra…”

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