Pubblicato da: giulyg78 | 27 settembre 2015

I tre giorni di Pompei

20150927-215744.jpgCon piacere mi sono fatta accompagnare dall’autore in questo viaggio alla scoperta delle città di Pompei, Ercolano, Oplontis e Miseno. Ho iniziato a leggere il libro pensando ad una cronaca di fatti elencati e ineluttabili che hanno portato alla scomparsa di città intere e migliaia di persone. In un certo senso quello che si sa dell’eruzione del 79 d.C. è noto a tutti: il Vesuvio si risvegliò improvvisamente, il tappo di magma che lo copriva saltò via, generando un’eruzione esplosiva che distrusse tutto ciò che si trovava nei suoi dintorni. Mi sono dovuta ricredere: mano a mano che avanzavo nei vicoli, nelle strade di Pompei, mentre entravo nelle sontuose ville o nelle botteghe, mentre “vedevo” la vita quotidiana svolgersi davanti ai miei occhi. Anche la famosa “cartolina” che tutti abbiamo bene impressa nell’immaginario collettivo, svaniva e al suo posto prendeva forma un’immagine diversa, per niente minacciosa, che nulla lasciava presagire della tragedia che si sarebbe consumata e che sarebbe passata alla storia. Dopo aver finito la lettura, divorando letteralmente le pagine ed i capitoli, ho potuto comprendere che l’eruzione del Vesuvius (come correttamente deve essere chiamato) del 79 d.C. è stato quanto di più disastroso ed inimmaginabile la Natura abbia compiuto: non c’era possibilità di scampo, la pioggia di pomici che ha per prima sommerso le città, ha di fatto reso instabili le abitazioni e insidiose le vie di fuga; il fumo, i terremoti, hanno paralizzato e bloccato le migliaia di vittime impedendone la salvezza; i surge mortali hanno fissato Pompei e le altre città nel momento esatto in cui il vulcano ha espresso tutta la sua distruttività. Riconosco un grande merito a questo libro e ad Alberto Angela: la capacità, assai rara, di divulgare nozioni scientifiche utilizzando una prosa chiara e semplice, comprensibile e alla portata di tutti; non solo, ma anche di far interessare ed appassionare il lettore tanto da “volerne sapere di più”. Con una consapevolezza nuova, ho sentito il bisogno di vedere e toccare con mano il tesoro che costituisce l’area archeologica di Pompei, Ercolano e Stabia, tesoro che il Vesuvio ha distrutto nella vita ma conservato e tramandato fino a noi; tesoro che purtroppo l’incuria e la negligenza stanno distruggendo in modo irreparabile.

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