Pubblicato da: giulyg78 | 4 luglio 2011

In corpore sano

Roma, la prima capitale cosmopolita nella quale già era realtà la “globalizzazione” e inevitabilmente, al contempo, l’integrazione di riti, linguaggi, popoli dissimili tra loro, ma tutti riuniti sotto un’unica egida: Roma. In questo meltin’ pot etnico religioso e culturale, il senatore Publio Aurelio Stazio dimostra di avere molti meno pregiudizi di quanti ne abbiamo oggigiorno nelle nostre moderne metropoli. Così si trova ad indagare in un ambiente a lui estraneo ma non nemico: la prima comunità ebraica romana. Le diffidenze sono inevitabili, il rischio di offendere le rispettive sensibilità è sempre presente, come un tappeto di cui si intuisce la scivolosità ma si è portati ad ignorarla per un bene superiore che non conosce differenze, divisioni o classificazioni: la giustizia. Un buon giallo di Danila Comastri Montanari che ci conduce per quelle stesse vie che anche oggi, ad un attento osservatore, mostrano la vita di quella stessa comunità ebraica, così antica da far parte di Roma quanto le sponde del Tevere.


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