Più che leggere un libro mi è sembrato di fare un viaggio. Un viaggio in un Paese per certi versi ancora sconosciuto, dove antiche tradizioni e rituali immortali continuano a sopravvivere nonostante il mutare dei tempi e dei costumi. Erroneamente siamo portati a credere che le geishe siano delle “prostitute d’alto bordo”: niente di più lontano dalla realtà. Una geisha è una donna che concede il suo tempo, non il suo corpo. Lo concede a uomini importanti e con devozione si prodiga affinchè questi si dilettino: con conversazioni argute, offrendo il thè, mescendo sakè, danzando, suonando. Sebbene le apprendiste fossero ragazze di umili origini, la preparazione per portarle a divenire vere geishe, è quanto di più complesso possa esistere: devono apprendere come emozionare, come trasmettere emozioni, non lasciando trapelare nessuna emozione dai loro volti simili a quelle di fragili bambole di porcellana. Devono essere preparate, scaltre, capaci di destreggiarsi in un ambiente dove invidie e rivalità sono l’anima di un mondo dove solo colei che riesce ad accaparrarsi il più buon “partito”, ha la sicurezza di poter sopravvivere. Sono rimasta affascinata dalla dedizione e meticolosità con la quale ogni particolare del trucco e dell’abbigliamento viene studiato: i kimono che rendono queste donne simili a leggiadre farfalle colorate, sono quanto di più complesso e scomodo possiamo pensare di indossare, ed ogni nodo, ogni strato ha un significato, un perchè ed un’utilità. Non c’è niente di umiliante o svilente nel loro lavoro, ma tutto è permeato da una solennità, da una ritualità dei gesti quasi sacra, che forse a noi può risultare incomprensibile. Al termine di questo viaggio si scoprirà che il Paese del Sol Levante, nonostante sia stato coinvolto nella globalizzazione mondiale, conserva ancora gelosamente questo suo raro tesoro, questa sua millenaria tradizione, da preservare, conservare ed ammirare in tutta la sua fragile bellezza.
“Non diventiamo geishe perchè vogliamo che la nostra vita sia felice, ma perchè non abbiamo altra scelta.”
