Inserito da: giulyg78 | 9 Agosto 2009

Un faro sulle strade degli ultimi – Giovanni Battista Quilici

un faro sulle strade degli ultimiNella Livorno del XIX secolo, un prete, un semplice uomo ha un’intuizione geniale e rivoluzionaria: per far sì che la società sia migliore, non afflitta da mali quali la prostituzione e la delinquenza dilagante, occorre restituire dignità a tutti cominciando dai più piccoli. Piccoli non solo in termini di età, ma nel senso di ultimi, emarginati. Già a quei tempi il porto aveva contribuito a creare una società multietnica (un moderno meltin’ pot), multiculturale e multireligiosa. Non solo: Livorno era un porto franco dove da ogni parte del Mediterraneo arrivavano navi e uomini attirati dalla libertà del commercio; grazie alle famose “leggi livornine” poi, debiti o condanne penali venivano cancellate in un solo colpo dando la possibilità a quanti arrivavano in città di rifarsi una vita, generando così una variegata compresenza di costumi, opinioni, sentimenti. Facile immaginare come la città divenisse ben presto un “refugium peccatorum” e di quanto inevitabile fosse che violenza e delinquenza dilagassero in ogni quartiere. In questo crogiolo di razze e in un dilagare di violenze, corruzione, don Quilici osserva la sua città, il suo popolo. E decide di agire. Non giudicando nessun comportamento. Solo portando il suo messaggio di amore. Si reca così al bagno penale della Fortezza Vecchia dove i detenuti scontavano la loro pena incatenati e costretti ai lavori forzati, per portare loro il messaggio che il Padre non li aveva abbandonati ma anzi, proprio lì in mezzo alla sofferenza li amava ancora di più e altro non chiedeva di vederli tornare a Sè. Altra triste situazione era quella delle donne: la miseria diffusa, il grande porto dal quale giungeva a Livorno un enorme movimento di persone, resero la città nota come “un emporio dei vizi in attesa di diventare un emporio d’affari”. Ed anche per loro don Quilici non usa parole di condanna morale: le invita a prendere in mano le redini della loro vita e a sollevarsi dalla condizione di schiave. Infine, è ai più piccoli, ai bambini, che dedica il suo pensiero e la sua azione: se i giovani imboccavano la strada della delinquenza o venivano assorbiti nel giro della prostituzione, ciò era dovuto alla grave carenza educativa. Nessuno si occupava dell’educazione per far sì che i ragazzi e le ragazze divenissero  protagonisti positivi nel lavoro, nella famiglia, nella società. La sua opera non si limita alle parole, ma all’azione in prima linea: nasce così l’idea di un istituto dove accogliere la gioventù, dove “aggiustare le menti e riformare il cuore”. Don Quilici costruisce così l’Istituto Santa Maria Maddalena e fonda quello che oggi è l’ordine delle Figlie del Crocifisso: una comunità rivoluzionaria per quei tempi interamente formata da donne istruite che si autogovernano e che si dedicano all’istruzione, all’insegnamento della religione e all’abilità di un mestiere di tutte le “fanciulline” siano esse “ricche o povere, rozze o civili, buone o cattive, inesperte o provette”. La sua opera è stata inarrestabile fino al giorno della sua morte, ma ancora oggi don Giovanni Quilici è per Livorno il faro che ha saputo attirare nella sua luce di carità e amore gli Ultimi e riscattarli.

“Carità è occuparsi dell’educazione dei bambini, con attenzione sia al corpo, sia alla mente.”


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