Questo libro mi ha piacevolmente stupito. Ero un po’ scettica e prevenuta quando ho iniziato a leggerlo. Cosa mai potevo aspettarmi da una storia ambientata in un Paese del quale cronache e telegiornali hanno fatto binomio con “talebani”, “terrorismo” e ”guerra religiosa”? Ma inaspettatamente e con meraviglia Khaled Hosseini è riuscito a instillare in ogni pagina di questa storia lo splendore e la magia di quello che fu il regno delle Mille e una notte. E’ come se l’idea di un Afghanistan deserto e arido, svanisse pagina dopo pagina lasciando scoprire oasi, fiori sconosciuti e meravigliosi, bellissime principesse e cavalieri valorosi, rituali misteriosi ed affascinanti al contempo. Il susseguirsi della storia del protagonista avanza di pari passo con la Storia, ne è completamente avvolta. E come le fantasie e i giochi fantastici di un bambino piano piano svaniscono per diventare vivere quotidiano, con le preoccupazioni, le difficoltà, i problemi, così il Paese fantastico degli scià, delle sherazade si dissolve davanti agli estremismi e al regime di paura e guerra. Ma, nonostante questo, l’autore ci da un affresco dell’Afghanistan dipinto col cuore di chi scrive e racconta della propria terra, mostrando che l’Afghanistan è anche altro; perchè sotto qualsiasi deserto, se si ha la pazienza di scavare, si può trovare l’essenza più pura, semplice, vera, innocente.
“Recentemente sogno molto. Alcuni sogni sono veri e propri incubi; al risveglio mi manca il fiato e mi ritrovo in un bagno di sudore. Ma per lo più faccio sogni belli e ne ringrazio Allah. Sogno che i fiori lawla torneranno a fiorire per le strade di Kabul, che nelle sale da tè potremo di nuovo ascoltare la musica del rubab e che in cielo voleranno ancora gli aquiloni.”
