Esilarante. Serrato. Frenetico. Surreale. E tutto questo in una notte sola. Un giovane medico, zelante, capace, con quella voglia di fare e fare bene, entusiasta del suo lavoro. Un giovane medico al quale ogni certezza, ogni diagnosi, ogni sintomo, ogni studio viene disintegrato, frantumato, sgretolato dal “malato dei malati”. Il paziente temuto da ogni medico, quello che con il suo semplice ma agghiacciante “Non mi sento tanto bene” scatena in ogni medico la voglia di dimostare al paziente, a sè stesso e a tutto l’ordine di medici, dottori, chirurghi, primari la propria competenza e capacità. Il paziente che con il suo solo dichiarare di star male apre le porte ad ogni conoscenza e diagnosi. Il giovane Galvan prende su di sè il “caso” di questo paziente sconosciuto, e vuole guarirlo. Nonostante ad ogni nuovo devastante sintomo i suoi colleghi professori lo diano per spacciato, lui continua la sua corsa da un reparto specialistico all’altro con la sua barella dalle ruote perfettamente lubrificate, onde renderla più efficiente e rapida, e il suo paziente. Suo. Il paziente di Galvan. Il caso di Galvan. Nella notte del dottor Gérard Galvan.
“Non avevo ancora scavato le mie fondamenta e già mi credevo la statua di me stesso.” Daniel Pennac
