Romanzo d’esordio, ma degno di nota. Nonostante l’autore sia alla sua prima prova come scrittore di romanzi, dimostra di saperci fare. Ben costruiti gli intrecci nella vita dei protagonisti, che li portano ad incontrarsi e perdersi in un’elica continua. La trama funziona, non ci sono momenti di stasi, anzi, quando tutto sembra trovare una tranquilla armonia, qualcosa rompe l’equilibrio. Interessante è tutto il “non fatto” e il “non detto”. Perchè se è vero che dobbiamo essere responsabili delle nostre azioni, tanto più lo dobbiamo essere delle non azioni. E’ proprio in tutto quello che rimane sospeso, nel limbo di un attimo che passa per non tornare mai più, che le vite dei due protagonisti si sviluppano. Vicini, ma non accanto. Uniti, seppure divisi. Simili, ma diversi. E forse proprio questo riconoscersi, il sentire la somiglianza con l’altro, ma non l’uguaglianza, apre il baratro profondo della solitudine. Una sorta di auto-emarginazione, un non accettare che è anche un non accettarsi. L’isolamento diventa uno scudo, una barriera contro il mondo, che non può capire e non può capirci, e al tempo stesso una prigione che fa della soltudine un’abitudine. Nessuno è adatto a noi, nessuno può capirci perchè noi non siamo adatti a loro, non riusciamo a capire il resto del mondo. D’altra parte, solo chi è come un “numero primo” può capire come ci si sente in mezzo a tanti altri come lui, forse anche molto simili, ma confinato dalla propria unicità a restare solo; rimanere solo in mezzo all’infinito.
“Tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali; i primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato e si avverte il presentimento angosciante che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro.” Paolo Giordano

Libro di successo che non ho letto. In realtà ho l’impressione che l’accostamento con i numeri primi sia un po’ forzato, tanto per creare un titolo ed un’analogia “ad effetto”. E sicuramente dal punto di vista commerciale ha funzionato.
Chissà come sarebbero andate le cose se il romanzo si fosse intitolato semplicemente “la solitudine”.
Da: Michelangelo su 6 Giugno 2009
alle 20:24
Come ben si sa un titolo “azzeccato” è già un buon punto di partenza. Sinceramente penso che sia davvero originale l’uso di una teoria matematica associata alla sfera prettamente emozionale dell’animo umano. I numeri vengono considerati freddi ed asettici, un numero è tale e basta; ma se li immaginiamo tutti in fila, uno accanto all’altro, effettivamente i numeri primi sembrano sporgersi davanti ai loro compagni in cerca di altri come loro. Non si troveranno mai, e diventeranno sempre più distanti, ma continueranno a cercarsi. Strategia commerciale o meno, per un romanzo italiano di un giovane ragazzo al suo esordio, non mi resta che ribadire che questo è davvero un ottimo romanzo.
Da: giulyg78 su 9 Giugno 2009
alle 09:04