Con una leggerezza ed un’innocenza disarmante, questo racconto, più simile ad una fiaba che ad un romanzo, ci fa vivere una delle pagine più buie e sconcertanti della Storia. Con gli occhi di un bambino. Col cuore puro e ingenuo di chi non può concepire il Male in tutta la sua atroce e spietata efferatezza. Questo libro è stato tacciato di troppa superficialità, definendolo una parodia di quello che è stato l’Olocausto. Ma cosa c’è di più disarmante, di più travolgente, di più inebriante dell’incontro di due anime candide, che pur trovandosi dalla parte opposta di una rete, la divelgono, facendo la cosa più semplice e più naturale. Si scoprono. Si conoscono. Si accettano. Seppure vedendosi e riconoscendosi diversi, i due bambini si scoprono, si raccontano. Ed ognuno impara dall’altro il rispetto. Verso l’altro, così simile e così diverso; ma soprattutto il rispetto di sè stessi. E’ come se il destino avesse accomunato due vite, facendole vivere in parallelo: due sconosciuti che un giorno per caso si incontrano e vedono sè stessi riflessi negli occhi dell’altro. E che si chiedono chi dei due è dalla parte sbagliata di quella rete. Forse è davvero una favola questa. Una favola che seppure non terminando con “… e vissero tutti felici e contenti.” lascia sperare; che anche una favola possa parlare della Storia, che anche il più piccolo tra noi possa cambiare il mondo, che anche nella disperazione più incomprensibile la felicità è un incontro. Un giorno. Per caso. Per sempre.
“Shmuel non piangeva più. Guardava il pavimento, come cercando di convincere la sua anima a non vivere più nel suo corpicino, ma a scivolare via e volare attraverso la porta fino in cielo, veleggiando fra le nuvole fino a sparire lontano, e non tornare mai più in quel mondo.”
“Tutto questo è accaduto tanto tempo fa e non dovrebbe più accadere. Non oggi.” John Boyne


Ho appena finito di leggerlo.
Quell’orrore, raccontato dalla prospettiva del piccolo Bruno, lascia storditi… da leggere assolutamente!
Da: fabio su 2 Giugno 2009
alle 19:22
Riflessioni forti quelle che esprime Bruno, il piccolo protagonista, troppo forti per un bambino di otto anni.
Riflessioni profonde, semplici e sconcertanti, a cui però solo l’innocenza di un bambino può arrivare.
Sembra di leggere una fiaba che narra l’eterna lotta tra il male ed il bene; mi ricorda “I vestiti nuovi dell’Imperatore” dove – a dispetto di tutti i più alti cortigiani – è solo il piccolo figlio di un popolano ad accorgersi che l’imperatore in realtà non indossa nulla.
Da: ma_ri_la su 19 Luglio 2009
alle 11:33