Inserito da: giulyg78 | 29 Dicembre 2008

Il maestro e Margherita

Una brillante allegoria. Quante volte ci siamo sentiti dire che in fondo ”il diavolo non è così brutto come lo si dipinge”.  Michail Afana’sevič Bulgakov con questo romanzo riesce perfettamente a rendere il concetto: il diavolo che ci presenta non è un orrido essere, non è affatto assetato di anime, non esala sulfuree essenze, non va a caccia di vittime innocenti. Il diavolo che arriva a Mosca è quasi un turista che si limita ad osservare quanto lo spirito umano sia corrotto, avido di denaro, infinitamente egoista. Ogni stranezza da lui compiuta, è giustificata dal fatto che è un “mago”. Questo personaggio ricorda molto il pifferaio magico di Hamelin: il suono del suo piffero (denaro, gioielli, abiti, appartamenti, fama) incanta chiunque, portando allo scoperto anche le più basse pulsioni umane. Unico, incontrastato, quasi venerato. Ecco il diavolo affascinante al quale è impossibile resistere. Ma al tempo stesso un diavolo “buono”, che non si rassegna alla corruzione, alla mancanza di scrupoli, alla legge del denaro. Il diavolo cerca un’anima da non condannare, un cuore vero che batta ancora di vita. Ed ecco dunque comparire Margherita: una donna infedele, passionaria, sognatrice, ma che pur di salvare il suo Maestro, fargli avere il rispetto e la stima che merita nel mondo accademico della letteratura, consentirgli di realizzare la sua aspirazione, si concede a rendere il suo servigio a Satana, come la più consumata delle streghe. Soffre, ma con animo pieno di gioia; ha paura, ma trova il coraggio che forse non sapeva neppure di avere; non si arrende, forse caparbiamente e cocciutamente, ma la sua fatica e la sua dedizione verranno premiate. Dal diavolo.

“Mi ha preso la tristezza al pensiero del lungo cammino. Non è vero che questo è del tutto naturale anche quando si sa che alla fine di quel cammino c’è la felicità?”


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