Antigone appartiene al ciclo classico delle tragedie greche. Questa opera di Sofocle, rappresenta l’epilogo della saga dedicata alla dinastia dei Labdacidi (da cui discende Edipo). Mitica eroina di questo dramma è una donna: Antigone. Spirito fiero, altera ma senza superbia, nobile di stirpe e nell’animo. Il suo è un inno alla disobbedienza. Il suo opporsi alle leggi umane per servire alle leggi divine, anche se in contrasto tra loro, dimostrano che l’intelligenza e la ragione possono prevalere contro ingiustizie e abusi di potere. Antigone paga con la propria vita la trasgressioni alle leggi umane, ma gli dei puniranno duramente l’uomo che è stato così ottuso da non cedere davanti alle ragioni del cuore e del buonsenso. L’accorata difesa di Antigone davanti al re Creonte, fedele sostenitore e scrupoloso applicatore dei propri editti, non è da considerarsi come un atto sovversivo al potere gerarchico. Antigone difende la dignità umana. Il suo sentire, i suoi sentimenti vanno oltre la rivalità che ha portato alla morte Polinice ed Eteocle, che si sono uccisi sul campo di battaglia, uno contro l’altro, fratelli e nemici. I suoi fratelli sono morti. Entrambi sono stati da lei amati in vita. Entrambi meritano i riti funebri per il loro ultimo viaggio. Ai suoi occhi non ci sono un eroe e un vile, non è razionalmente possibile che ad uno spettino tutti gli onori e all’altro il vilipendio di essere abbandonato allo scempio delle belve. Ed allora si infrangono anche gli editti reali, pur di seguire la voce di giustizia e rispetto dettata dal cuore.
“Non veniva da Zeus la tua legge; nè la Giustizia che vive con gli dèi l’aveva stabilita per i mortali. Nè credo che un tuo decreto possa avere tanta forza da abrogare il diritto delle leggi non scritte degli dèi, quelle leggi che sempre e da sempre vivono. E se pensi che abbia commesso questo per follia, forse è ad un folle che la devo.”
“La ragione è il bene più grande di tutti quelli che gli dèi hanno concesso agli uomini. Io so come piange la città per la sorte di questa ragazza, la più innocente fra le creature, condannata a morire in modo indegno per il più nobile dei gesti. La gloria dei padri è per i figli la gioia maggiore, come per i padri la felicità dei figli. Ma non pensare che solo quello che tu dici e nient’altro sia giusto. Un uomo, proprio se saggio, non deve vergognarsi di imparare sempre di più.”
