Sette racconti sul “buio” dell’animo umano. La paura più grande è quella che alberga dentro noi stessi, nelle pulsioni represse. Ogni racconto parla di piccoli squallori quotidiani. Nessuno può nascondersi da sè stesso; impossibile sfuggire a sè stessi. Ma il vero incubo non è rappresentato tanto dalle ombre o dai fantasmi che dal buio e nel buio albergano; l’incubo più angosciante è quello generato dalla mente umana. Dal quale niente e nessuno può proteggerci. Tutto quello che rimane sono solo pochi inutili nascondigli. La nota stridente di questa raccolta di racconti, è il persistente sconfinamento in un’aura di paranormale e di fantastico, che rende il tutto meno reale, meno amaro, meno duro di quanto non sia invece nella realtà. E’ quasi come se Giorgio Faletti, relegando tutto ad eventi, fenomeni, percezioni ignote, oscure, misteriose, potesse ottenere una giustificazione, un’attenuante alla pazzia che divora l’animo, la mente e il corpo dell’essere umano. Purtroppo però, come si usa dire spesso, “la realtà supera di gran lunga ogni più brillante fantasia”…
Inserito da: giulyg78 | 24 Agosto 2008
Pochi inutili nascondigli
Pubblicato in Giallo, Racconto, Romanzo | Tag: Baldini Castoldi Dalai, Giorgio Faletti, Libri, Pochi inutili nascondigli, Racconti, Romanzo

Leggendo questo scritto e quello che precede, mi viene da farne un parallelo. Parallelo non significa necessariamente identità: i paralleli hanno punti di origine e di fine differenti anche se vanno nella medesima direzione.
Ci troviamo di fronte alla descrizione di situazioni che, al colpo d’occhio, si presentano come fatti soprannaturali, ma in effetti sono esternazioni delle nostre più recondite paure.
Nell’opera di Montalban è la credenza popolare che alimenta il “fantasma”: davanti ad episodi che hanno dei punti oscuri, si preferisce attribuirne la causa all’extrasensoriale.
Ma interviene la razionalità dell’investigatore che non spende risorse per dimostrare che i fantasmi non esistono o per scardinare la credenza popolare, semplicemente evidenzia la “fisicità” dell’accaduto, la sua banalità, l’aver cercato lontano ciò che invece era sotto gli occhi di tutti.
Nell’opera di Faletti, invece, si parte dall’opposto: non è più la credenza di molti ad avvalorare l’esistenza del fantasma, ma è l’eccezionalità del fatto singolo, l’unicità dell’evento.
Spesso la realtà dell’individuo è così particolare che non può essere spiegata razionalmente; non si tenta neppure di dare una motivazione, ma si preferisce lasciarla nel vago ed attribuirla ad esseri fuori dal nostro mondo, creando così “pochi inutili nascondigli”.
Da: ma_ri_la su 26 Ottobre 2008
alle 18:12