Firmino ha un messaggio racchiuso al suo interno; non può essere una storia fine a sè stessa. Firmino è l’antitesi del personaggio-animale. La letteratura e la cinematografia chi hanno abituato ad animali, furbi, intelligenti, sagaci, buoni. Firmino non è niente di tutto questo. Firmino è cinico, disilluso, depresso, fobico, maniaco, perverso. Ma forse proprio per questo ci fa venir voglia di stringerlo tra le mani, sentire il suo pelo irsuto e ispido, e dargli un po’ di affetto e compagnia. Firmino non è un topolino di campagna, è un ratto di fogna. E’ uno dei tanti cuccioli di una nidiata, dove già per raggiungere il cibo vige la legge del più forte. Non è robusto, non è spregiudicato. Ma è affamato. E la sua fame fisica si trasforma ben presto in una fame intellettuale. Firmino non potendo nutrire il suo corpo, sopraffatto dai fratelli più prepotenti, nutrirà la sua mente, imparando a leggere, ma soprattutto assimilando e comprendendo i grandi classici e la narrativa, i manuali e la cronaca. Il suo bisogno primario diviene quello di cercare un confronto, poter dibattere e discutere di storia, politica, attualità. Difficile immaginare un ratto col quale discernere di filosofia o psicologia… Il lettore deve essere attento, per cogliere il messaggio, che non viene subito percepito, ma rimane sospeso nel limbo dell’inconscio: solo dopo averlo “digerito” sarà possibile cogliere il suo significato. Perchè Firmino è proprio questo: il bisogno di condividere il sapere, non lasciarlo fine a sè stesso, non relegare la cultura ad un’asettica serie di nozioni, ma rendere partecipi gli altri della nostra conoscenza. L’abbandono e la distruzione poi della libreria, culla di Firmino, possono essere intese come un’allegoria del sapere, che diviene arido, inutile se non può essere condiviso.
Inserito da: giulyg78 | 14 Agosto 2008
Firmino
Pubblicato in Letteratura internazionale, Romanzo | Tag: Firmin: adventures of a metropolitan lowlife, Firmino, Libri, Romanzo, Sam Savage, Stile libero big

Mah! Si, proprio mah!
Ad un primo approccio con Firmino, mi è sembrato un libro per ragazzi: il topolino che per sopravvivere è costretto a mangiare libri e, quella che in un primo momento è una necessità vitale, diventa poi un piacere immenso, tale che il piccolo topo non può farne a meno. La sua fame di conoscenza è infinita e non c’è argomento che non riscuota il suo interesse.
I ragazzi, quindi, potrebbero essere talmente affascinati da questo esserino, al punto di immedesimarsi in lui e desiderare anch’essi di avvicinarsi alla lettura di buoni libri.
Ma ad un adulto arriva lo stesso messaggio? No, all’adulto, no. L’adulto – leggendo di Firmino – è pervaso da un senso di tristezza perchè la storia di Firmino è una storia della diversità e della sua tradizionale emarginazione.
Firmino, gracile, è “diverso” alla nascita e quindi trascurato dalla madre; deve usare la sua riflessività, non presente nei fratelli “uguali”, per cercare qualcosa da mangiare ed i libri (una libreria è la loro tana) sono il suo cibo prima del corpo e poi della mente; i fratelli cresciuti rifiutano e abbandonano il “diverso” colto Firmino non condividendo il suo comportamento; Firmino, respinto dai suoi simili, cercherà il contatto con gli umani che, a loro volta, lo perseguiteranno perché “diverso”.
Potrà trovare amicizia solo con un altro “diverso”, lo stravagante Jerry, col quale ha in comune la passione per i libri. E quando Jerry lo lascerà, Firmino tornerà nella sua libreria: ma anche il quartiere dove è situata è “diverso” e pertanto dovrà essere distrutto per essere reso “uguale”…
Da: ma_ri_la su 3 Settembre 2008
alle 19:41
Ciao, ho recentemente pubblicato una recensione di questo libro.
Non l’ho trovato particolarmente interessante, ma apprezzo i tuoi spunti.
Complimenti per il blog!
PS. bel tema grafico
Da: Michelangelo su 28 Febbraio 2009
alle 00:43