Una partita a scacchi. Una partita a scacchi lunga una vita. Una partita a scacchi per la vita. Una partita dove non esistono giocatori, ma tutti sono delle pedine. Ma come in una partita a scacchi, il tempo e la pazienza sono l’unica strategia di gioco possibile. La scacchiera rappresenta il fato, il destino. Le pedine sono l’umanità. Ogni singola mossa incide sul futuro e cambia l’andamento degli eventi. In un alternarsi di flashback e flashforward, ci si trova ad assistere ad una partita sempre più spietata dove la posta in palio diviene la vita stessa. Non solo quella del protagonista, ma quella di ignare “pedine”; e tutti: giocatori, pedine e spettatori si trovano ad affrontare la partita più impegnativa e devastante sulla scacchiera della Storia: l’Orrore delle persecuzioni razziali. La follia diventa l’unica realtà possibile. Una follia che ha tenuto in scacco l’Europa per più di un lustro. In tutta la sua drammaticità la Storia farà il suo corso, ma la partita a scacchi rimarrà sempre aperta. Fino a quando non verrà eliminato l’ultimo pedone, non crollerà l’ultima torre, non sarà decretato l’ultimo, ineluttabile “scacco matto”.
“Sembra che l’invenzione degli scacchi sia legata a un fatto di sangue. Narra infatti una leggenda che quando il gioco fu presentato per la prima volta a corte il sultano volle premiare l’oscuro inventore esaudendo ogni suo desiderio. Questi chiese per sè un compenso apparentemente modesto, di avere cioè tanto grano quanto poteva risultare da una semplice addizione: un chicco sulla prima delle sessantaquattro caselle, due chicchi sulla seconda e così via… Ma quando il sultano, che aveva in un primo tempo accettato di buon grado, si rese conto che a soddisfare una simile richiesta non sarebbero bastati i granai del suo regno, e forse neppure quelli di tutta la terra, per togliersi dall’imbarazzo stimò opportuno mozzargli la testa.” Paolo Maurensig

E comunque la molla di tutti gli eventi del romanzo è la passione del gioco, la frenesia del gioco, la ricerca della mossa che spiazzi l’avversario, in sostanza il gioco vissuto come dipendenza.
I due avversari protagonisti si incontrano/scontrano in gioventù, ma la loro partita “patta”: si riconoscono entrambi una abilità così eccezionale che non può lasciare invariato il risultato.
La partita continua nel tempo, e fuori del tempo, perchè deve avere un vincitore ed uno sconfitto: soltanto quando si ripenserà – a mente fredda – al gioco e si valuteranno le mosse effettuate, ci sarà la presa di coscienza delle pedine usate e questo schiaccerà sia il vincitore che il vinto.
Da: ma_ri_la su 23 Agosto 2008
alle 22:26
@ ma_ri_la: Secondo me la storia va ben oltre la passione del gioco. Non sono due avversari che si scontrano, animati da una sana rivalità alimentata anche dalla consapevolezza del talento reciproco; sono due nemici. La loro rivalità travalica anche le recinzioni del lager: la sfida deve continuare per decretare un vincitore e un vinto. Quali che siano le pedine, quale che sia la scacchiera, quale che sia la posta in gioco.
Da: giulyg78 su 28 Agosto 2008
alle 08:49