Inserito da: giulyg78 | 2 Agosto 2008

Lolita

Non è il romanzo che ci si aspetta che sia, quello che nell’immaginario viene relegato a mero “romanzo erotico”. Lolita di Vladimir Vladimirovič Nabokov non è niente di tutto questo. E’ un romanzo psicologicamente complesso. Vittime e carnefici che si alternano e si scambiano i ruoli. Il professor Humbert Humbert è consapevole di essere, come lui stesso si definisce, un “mostro… pervertito”. Ma nonostante sappia di esserlo, ama la sua Lolita. Venera la sua Lolita. Non può vivere senza la sua Lolita. E lei è tanto innocente quanto perversa. E’ solo una bambina, con una vita rosea davanti, o almeno questo è quello che i benpensanti vogliono vedere. In realtà Lolita non ha amiche, non riesce a legare con nessuno. Vive con una madre distratta e assente, che la conduce fino al limite del baratro del non ritorno… E la piccola Lolita  sceglie di gettarsi. Con una consapevolezza adulta. Diviene un’anima persa, e incontra un’altra anima smarrita quanto la sua: il professor Humbert Humbert. Sarà proprio lui che in un gesto d’amore estremo, folle, la salverà. Ucciderà il suo “demone” e renderà a Lolita la sua aurea di purezza e innocenza. 

“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo la mattina, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.”


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